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Macerata, 1 febbraio 2008 - Anticonformista e giramondo del calcio.
Questo è Dino Pagliari centrocampista di Maceratese, Fiorentina, Spal,
Ternana, Vicenza e sulla panchina di Vis Pesaro Maceratese, Fermana,
Chieti, Frosinone, e Ravenna, la sua isola felice.
Famosa la sua figurina anni 70’ alla Mario Kempes con chioma folta e barba lunga.
Ma a quanto pare, a distanza di 30 anni, a Firenze non lo hanno
dimenticato forse anche per la leggenda che racconta come andasse in
giro con una gallina al guinzaglio.
“Parliamo di cose serie” risponde Pagliari. Ma per
il suo 51esimo compleanno, avvenuto la scorsa domenica, la società
viola non ha dimenticato di fargli gli auguri sul sito del club. “Forse
perchè ho segnato un gol contro la Juve, e, per giunta, sotto la curva
Fiesole. E’ stata un’emozione particolare”.
E Macerata, la città dove è nato e cresciuto anche calcisticamente?
“E’ stata un splendida esperienza quella che ho vissuto a Macerata. Sia
da giocatore che da allenatore”. E’ possibile un suo ritorno sulla
panchina biancorossa? “Direi che è da escludere. Auguro ai biancorossi
le migliori fortune ma credo che le nostre strade si siano divise. Per
sempre. Ci sono persone a cui sono legato ma credo ormai non
appertangano più al mondo in cui io sono stato”.
Comunque sabato dopo Ascoli-Ravenna tornerà a casa?
“Sì. Sarò a Tolentino a trovare i miei fratelli”. Però si è trasferito
a vivere a Terni? “Non è un discorso di città, ma di persone. A Terni e
Firenze ho passato gli anni più belli. Qui ho avuto bellissimi rapporti
con la gente”.
Insomma le è rimasta la scuola calcio qui a Macerata?
“Sì, si divide tra Macerata e Tolentino. E in estate c’è il campus a
Cingoli”. E dove trova il tempo? “Ci sono poco, così come mio fratello
Giovanni che allena il Monza. Ci pensa Ivo a gestirla, lui è il
preparatore atletico. Ma come posso vengo. E poi il campus estivo non
lo perdo mai”.
Meglio i grandi o i ragazzi? “Sono due cose
diverse. Per i bambini deve essere solo un gioco. L’idea è quella che
la felicità deve venire dallo sport. O meglio dal gioco. Per questo
credo che sia importante che i bambini giochino tutti. E noi li
facciamo giocare tutti. In serie B non è possibile”.
E come si trova in serie B? “Bene e vorrei
restarci”. Quest’anno sarà dura salvarsi col suo Ravenna? “Basta fare
quello che non abbiamo fatto fino adesso”. Il sogno da allenatore?
“Restare qui a Ravenna fino alla pensione”.
E l’esonero di dicembre (durato solo un mese) come l’ha preso? “Un
esonero non si prende mai bene. Comunque sono stato richiamato dopo
poco. Con questa è la quarta volta che mi esonerano: prima mi mandano
via e poi mi richiamano. Significa che qualcosa di buono ho fatto”.
Maestri? “Il mio maestro calcistico è stato Gianni Balugani.
Poi a Macerata c’è Tonino Seri l’uomo che mi ha scoperto. Era il il
talent scout della Maceratese, e, insieme a me, ha portato in
biancorosso mio fratello, Morbiducci e altri grandi giocatori”. Quale
calciatore le piacerebbe allenare? “Mi accontento di quelli che ho
avuto come Mesto e Quaglierella. E poi ricordo Di Fabio, un uomo
eccezionale”.
Cristiano Calcagni
http://www.aspagliari.it/campus/
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